Oliva, il frutto benedetto del Mediterraneo

© Philip Bekyros 2021
Percorso storico Oggi se qualcuno dovesse visitare una clinica cardiologica, potrebbe verificare come sia piena d’uomini tra i quaranta e cinquanta anni con il morbo coronario. Se con la macchina del tempo potessimo tornare indietro di 30 anni, forse non troveremmo nessun malato di morbo coronario. In quegli anni flagellava la febbre reumatoide e le cliniche erano piene di malati con malattie delle valvole. Piano piano, in seguito all’importante scoperta di James Flemming, la penicillina, ha iniziato a scomparire la febbre reumatoide e contemporaneamente hanno iniziato ad aumentare gli infarti. Agli inizi del secolo il termine « morbo coronario » non esisteva nella bibliografia medica. L’ascesa del livello di vita insieme all’applicazione delle regole di salute ha eliminato molti flagelli dell’umanità. Il miglioramento dell’alimentazione insieme al moderno stile di vita, ha dato origine a nuovi problemi. Nella nostra patria rispetto ai paesi dell’ovest hanno tardato a verificarsi, ma adesso ci creano problemi per la verità sempre più gravi. L’abbandono della cucina tradizionale greca e l’adozione della dieta di tipo anglosassone con molti grassi d’origine animale è la causa per la quale le nostre cliniche cardiologiche sono piene di malati alle coronarie.È risaputo ormai a tutti che i più grandi fattori di pericolo per il morbo alle coronarie siano: l’ipercolesterolo (valore del colesterolo nel sangue sopra i 200 mg/dl) l’ipertensione (comunemente pressione alta), il fumo, il basso HDL-colesterolo (il cosiddetto buon colesterolo) e sfortunatamente per gli uomini, il sesso maschile. A parte questo esiste anche altri problemi come l’obesità, la vita sedentaria, il diabete zuccherino e il tipo di personalità. Da sottolineare che per ogni abbassamento di colesterolo dell’1% diminuisce (statisticamente) il rischio del morbo alle coronarie del 2%. È necessario limitare al minimo questo fattore di pericolo. Oggi giorno tutto questi fattori si controllano. Il fumo se si vuole si elimina, l’ipertensione con le moderne medicine antiipertensioniche si controlla, il profilo lipidemico con la giusta dieta e medicine cambiano, l’unica cosa che gli uomini non possono cambiare è il loro sesso. Per questo gli uomini devono stare più attenti, mentre le donne devono sapere che la protezione della loro natura dura sino alla menopausa, dopo di che si eguagliano agli uomini. Il popolo greco che è sopravvissuto per secoli con poco olio, pane e vino ora è in pericolo a causa del benessere. Ricordo mia nonna che diceva come molti siano morti durante il periodo della seconda Guerra Mondiale perché non avevano olio, mentre gli altri che l’avevano sono sopravvissuti. Allora ero piccolo e non capivo quanto avesse ragione. Oggi se mia nonna vivesse le avrei detto « loro sono morti perché non lo usavano l’olio d’oliva eppure n’avevano in abbondanza ». È vero che il consumo dell’olio d’oliva è diminuito negli ultimi anni con risultato la diminuzione del prezzo, con conseguente peggioramento per la coltivazione dell’oliva. Questo ha dovuto in gran parte al lavaggio del cervello che ci ha fatto le grandi ditte chimiche e per una percentuale siamo responsabili anche noi medici. È risaputo come gli olii animali o altrimenti quelli che contengono ossidi saturi grassi promuovono l’ateromatosi dei vasi sanguigni. Con parole semplici l’intasamento dei vasi sanguigni e in particolare delle coronarie del cuore noto a tutti come infarto del miocardio. Come antidoto a questo si preferisce l’uso dei cosiddetti ossidi grassi poli-insaturi che complessivamente si comportano come olii di semi. I principali rappresentanti dell’olio di semi sono: l’olio di mais, di soia, di pistacchio, di girasole, ecc. Ma è stato risolto il problema con l’uso dell’olio di semi ? No. Forse si è intricato maggiormente. Da una parte la loro azione nella diminuzione del colesterolo totale è dimostrata con prove ma la diminuzione parallela dell’HDL-colesterolo (quello che comunemente chiamiamo buon colesterolo) si oppone a questa buon’azione. La loro azione ipocolisterolemia è stata presentata dalle industrie chimiche come panacea. Ma non è necessario e sufficiente che un olio per essere caratterizzato come salutare debba abbassare solo il colesterolo come vedremo in seguito. C’è bisogno che non presenti effetti collaterali come la diminuzione della resistenza dell’organismo o la predisposizione al cancro, che sfortunatamente si verificano con olii di semi. Molte volte si sente dire "tizio non ha colesterolo perché ha avuto l’infarto ?” o ancora ‘’ha il colesterolo a più di 400 perché non gli succede niente ?’’ Qua è necessario chiarire che si parla sempre di rischi statistici e la spiegazione del fenomeno il qual è contro l’olio di semi è citata nel prossimo paragrafo. Negli anni ’50 un ricercatore svedese studiando le aorte umane ha osservato come alcuni uomini pur avendo alti i valori del colesterolo non avevano la corrispondente ateromatosi e al contrario uomo con basso colesterolo avevano l’ateromatosi. Studiando questo paradosso ha trovato com’elemento comune che avevano le aorte con l’ateromatosi era la grande capacita in ossidi grassi iperossidati. La scoperta degli anni ‘50 non si è potuta valorizzare perché l’immunologia era ancora in fasce. Oggi sappiamo come realmente responsabili per l’ateromatosi siano l « le trasformate LDL » che infatti contengono esattamente questi ossidi grassi iperossidati. Qui si trova il gran vantaggio dell’olio vergine d’oliva. L’olio vergine contiene sostanze naturali antiossidanti come la vitamina E che ostacola l’iperossidazione degli ossidi grassi, al contrario gli olii di semi nonostante abbassino il colesterolo complessivo promuovono l’iperossidazione e cosi la loro protezione nei confronti dell’ateromatosi diminuisce. Non è un caso che i popoli del mediterraneo che lo usano da migliaia d’anni non sapevano cosa significasse infarto.
Uliveto con alberi secolari in Prastiotika Kalivia, Kynouria, Grecia.

Oliva, il frutto benedetto del Mediterraneo

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Percorso storico Oggi se qualcuno dovesse visitare una clinica cardiologica, potrebbe verificare come sia piena d’uomini tra i quaranta e cinquanta anni con il morbo coronario. Se con la macchina del tempo potessimo tornare indietro di 30 anni, forse non troveremmo nessun malato di morbo coronario. In quegli anni flagellava la febbre reumatoide e le cliniche erano piene di malati con malattie delle valvole. Piano piano, in seguito all’importante scoperta di James Flemming, la penicillina, ha iniziato a scomparire la febbre reumatoide e contemporaneamente hanno iniziato ad aumentare gli infarti. Agli inizi del secolo il termine « morbo coronario » non esisteva nella bibliografia medica. L’ascesa del livello di vita insieme all’applicazione delle regole di salute ha eliminato molti flagelli dell’umanità. Il miglioramento dell’alimentazione insieme al moderno stile di vita, ha dato origine a nuovi problemi. Nella nostra patria rispetto ai paesi dell’ovest hanno tardato a verificarsi, ma adesso ci creano problemi per la verità sempre più gravi. L’abbandono della cucina tradizionale greca e l’adozione della dieta di tipo anglosassone con molti grassi d’origine animale è la causa per la quale le nostre cliniche cardiologiche sono piene di malati alle coronarie.È risaputo ormai a tutti che i più grandi fattori di pericolo per il morbo alle coronarie siano: l’ipercolesterolo (valore del colesterolo nel sangue sopra i 200 mg/dl) l’ipertensione (comunemente pressione alta), il fumo, il basso HDL-colesterolo (il cosiddetto buon colesterolo) e sfortunatamente per gli uomini, il sesso maschile. A parte questo esiste anche altri problemi come l’obesità, la vita sedentaria, il diabete zuccherino e il tipo di personalità. Da sottolineare che per ogni abbassamento di colesterolo dell’1% diminuisce (statisticamente) il rischio del morbo alle coronarie del 2%. È necessario limitare al minimo questo fattore di pericolo. Oggi giorno tutto questi fattori si controllano. Il fumo se si vuole si elimina, l’ipertensione con le moderne medicine antiipertensioniche si controlla, il profilo lipidemico con la giusta dieta e medicine cambiano, l’unica cosa che gli uomini non possono cambiare è il loro sesso. Per questo gli uomini devono stare più attenti, mentre le donne devono sapere che la protezione della loro natura dura sino alla menopausa, dopo di che si eguagliano agli uomini. Il popolo greco che è sopravvissuto per secoli con poco olio, pane e vino ora è in pericolo a causa del benessere. Ricordo mia nonna che diceva come molti siano morti durante il periodo della seconda Guerra Mondiale perché non avevano olio, mentre gli altri che l’avevano sono sopravvissuti. Allora ero piccolo e non capivo quanto avesse ragione. Oggi se mia nonna vivesse le avrei detto « loro sono morti perché non lo usavano l’olio d’oliva eppure n’avevano in abbondanza ». È vero che il consumo dell’olio d’oliva è diminuito negli ultimi anni con risultato la diminuzione del prezzo, con conseguente peggioramento per la coltivazione dell’oliva. Questo ha dovuto in gran parte al lavaggio del cervello che ci ha fatto le grandi ditte chimiche e per una percentuale siamo responsabili anche noi medici. È risaputo come gli olii animali o altrimenti quelli che contengono ossidi saturi grassi promuovono l’ateromatosi dei vasi sanguigni. Con parole semplici l’intasamento dei vasi sanguigni e in particolare delle coronarie del cuore noto a tutti come infarto del miocardio. Come antidoto a questo si preferisce l’uso dei cosiddetti ossidi grassi poli-insaturi che complessivamente si comportano come olii di semi. I principali rappresentanti dell’olio di semi sono: l’olio di mais, di soia, di pistacchio, di girasole, ecc. Ma è stato risolto il problema con l’uso dell’olio di semi ? No. Forse si è intricato maggiormente. Da una parte la loro azione nella diminuzione del colesterolo totale è dimostrata con prove ma la diminuzione parallela dell’HDL-colesterolo (quello che comunemente chiamiamo buon colesterolo) si oppone a questa buon’azione. La loro azione ipocolisterolemia è stata presentata dalle industrie chimiche come panacea. Ma non è necessario e sufficiente che un olio per essere caratterizzato come salutare debba abbassare solo il colesterolo come vedremo in seguito. C’è bisogno che non presenti effetti collaterali come la diminuzione della resistenza dell’organismo o la predisposizione al cancro, che sfortunatamente si verificano con olii di semi. Molte volte si sente dire "tizio non ha colesterolo perché ha avuto l’infarto ?” o ancora ‘’ha il colesterolo a più di 400 perché non gli succede niente ?’’ Qua è necessario chiarire che si parla sempre di rischi statistici e la spiegazione del fenomeno il qual è contro l’olio di semi è citata nel prossimo paragrafo. Negli anni ’50 un ricercatore svedese studiando le aorte umane ha osservato come alcuni uomini pur avendo alti i valori del colesterolo non avevano la corrispondente ateromatosi e al contrario uomo con basso colesterolo avevano l’ateromatosi. Studiando questo paradosso ha trovato com’elemento comune che avevano le aorte con l’ateromatosi era la grande capacita in ossidi grassi iperossidati. La scoperta degli anni ‘50 non si è potuta valorizzare perché l’immunologia era ancora in fasce. Oggi sappiamo come realmente responsabili per l’ateromatosi siano l « le trasformate LDL » che infatti contengono esattamente questi ossidi grassi iperossidati. Qui si trova il gran vantaggio dell’olio vergine d’oliva. L’olio vergine contiene sostanze naturali antiossidanti come la vitamina E che ostacola l’iperossidazione degli ossidi grassi, al contrario gli olii di semi nonostante abbassino il colesterolo complessivo promuovono l’iperossidazione e cosi la loro protezione nei confronti dell’ateromatosi diminuisce. Non è un caso che i popoli del mediterraneo che lo usano da migliaia d’anni non sapevano cosa significasse infarto.
Uliveto con alberi secolari in Prastiotika Kalivia, Kynouria, Grecia.