Oliva, il frutto benedetto del Mediterraneo
Benvenuto
Clicca qui per continuare
Percorso storico
Oggi
se
qualcuno
dovesse
visitare
una
clinica
cardiologica,
potrebbe
verificare
come
sia
piena
d’uomini
tra
i
quaranta
e
cinquanta
anni
con
il
morbo coronario.
Se
con
la
macchina
del
tempo
potessimo
tornare
indietro
di
30
anni,
forse
non
troveremmo
nessun
malato
di
morbo
coronario.
In
quegli
anni
flagellava
la
febbre
reumatoide
e
le
cliniche
erano
piene
di
malati
con
malattie
delle
valvole.
Piano
piano,
in
seguito
all’importante
scoperta
di
James
Flemming,
la
penicillina,
ha
iniziato
a
scomparire
la
febbre
reumatoide
e
contemporaneamente
hanno
iniziato
ad
aumentare
gli
infarti.
Agli
inizi
del
secolo
il
termine
«
morbo coronario » non esisteva nella bibliografia medica.
L’ascesa
del
livello
di
vita
insieme
all’applicazione
delle
regole
di
salute
ha
eliminato
molti
flagelli
dell’umanità.
Il
miglioramento
dell’alimentazione
insieme
al
moderno
stile
di
vita,
ha
dato
origine
a
nuovi
problemi.
Nella
nostra
patria
rispetto
ai
paesi
dell’ovest
hanno
tardato
a
verificarsi,
ma
adesso
ci
creano
problemi
per
la
verità
sempre
più
gravi.
L’abbandono
della
cucina
tradizionale
greca
e
l’adozione
della
dieta
di
tipo
anglosassone
con
molti
grassi
d’origine
animale
è
la
causa
per
la
quale
le
nostre
cliniche
cardiologiche
sono
piene
di
malati
alle
coronarie.È
risaputo
ormai
a
tutti
che
i
più
grandi
fattori
di
pericolo
per
il
morbo
alle
coronarie
siano:
l’ipercolesterolo
(valore
del
colesterolo
nel
sangue
sopra
i
200
mg/dl)
l’ipertensione
(comunemente
pressione
alta),
il
fumo,
il
basso
HDL-colesterolo
(il
cosiddetto
buon
colesterolo)
e
sfortunatamente
per
gli
uomini,
il
sesso
maschile.
A
parte
questo
esiste
anche
altri
problemi
come
l’obesità,
la
vita
sedentaria,
il
diabete
zuccherino
e
il
tipo
di
personalità.
Da
sottolineare
che
per
ogni
abbassamento
di
colesterolo
dell’1%
diminuisce
(statisticamente)
il
rischio
del
morbo
alle
coronarie
del
2%.
È
necessario
limitare
al
minimo
questo
fattore
di
pericolo.
Oggi
giorno
tutto
questi
fattori
si
controllano.
Il
fumo
se
si
vuole
si
elimina,
l’ipertensione
con
le
moderne
medicine
antiipertensioniche
si
controlla,
il
profilo
lipidemico
con
la
giusta
dieta
e
medicine
cambiano,
l’unica
cosa
che
gli
uomini
non
possono
cambiare
è
il
loro
sesso.
Per
questo
gli
uomini
devono
stare
più
attenti,
mentre
le
donne
devono
sapere
che
la
protezione
della
loro
natura
dura
sino
alla
menopausa,
dopo
di
che
si
eguagliano
agli
uomini.
Il
popolo
greco
che
è
sopravvissuto
per
secoli
con
poco
olio,
pane
e
vino
ora
è
in
pericolo a causa del benessere.
Ricordo
mia
nonna
che
diceva
come
molti
siano
morti
durante
il
periodo
della
seconda
Guerra
Mondiale
perché
non
avevano
olio,
mentre
gli
altri
che
l’avevano
sono
sopravvissuti.
Allora
ero
piccolo
e
non
capivo
quanto
avesse
ragione.
Oggi
se
mia
nonna
vivesse
le
avrei
detto
«
loro
sono
morti
perché
non
lo
usavano
l’olio
d’oliva
eppure
n’avevano
in
abbondanza
».
È
vero
che
il
consumo
dell’olio
d’oliva
è
diminuito
negli
ultimi
anni
con
risultato
la
diminuzione
del
prezzo,
con
conseguente
peggioramento
per
la
coltivazione
dell’oliva.
Questo
ha
dovuto
in
gran
parte
al
lavaggio
del
cervello
che
ci
ha
fatto
le
grandi
ditte
chimiche
e
per
una
percentuale
siamo
responsabili
anche
noi
medici.
È
risaputo
come
gli
olii
animali
o
altrimenti
quelli
che
contengono
ossidi
saturi
grassi
promuovono
l’ateromatosi
dei
vasi
sanguigni.
Con
parole
semplici
l’intasamento
dei
vasi
sanguigni
e
in
particolare
delle
coronarie
del
cuore
noto
a
tutti
come
infarto
del
miocardio.
Come
antidoto
a
questo
si
preferisce
l’uso
dei
cosiddetti
ossidi
grassi
poli-insaturi
che
complessivamente
si
comportano
come
olii
di
semi.
I
principali
rappresentanti
dell’olio
di
semi
sono:
l’olio
di
mais,
di
soia,
di
pistacchio,
di
girasole,
ecc.
Ma
è
stato
risolto
il
problema
con
l’uso
dell’olio
di
semi
?
No.
Forse
si
è
intricato
maggiormente.
Da
una
parte
la
loro
azione
nella
diminuzione
del
colesterolo
totale
è
dimostrata
con
prove
ma
la
diminuzione
parallela
dell’HDL-colesterolo
(quello
che
comunemente
chiamiamo
buon
colesterolo)
si
oppone
a
questa
buon’azione.
La
loro
azione
ipocolisterolemia
è
stata
presentata
dalle
industrie
chimiche
come panacea.
Ma
non
è
necessario
e
sufficiente
che
un
olio
per
essere
caratterizzato
come
salutare
debba
abbassare
solo
il
colesterolo
come
vedremo
in
seguito.
C’è
bisogno
che
non
presenti
effetti
collaterali
come
la
diminuzione
della
resistenza
dell’organismo
o
la
predisposizione
al
cancro,
che
sfortunatamente
si
verificano
con
olii
di
semi.
Molte
volte
si
sente
dire
"tizio
non
ha
colesterolo
perché
ha
avuto
l’infarto
?”
o
ancora
‘’ha
il
colesterolo
a
più
di
400
perché
non
gli
succede
niente
?’’
Qua
è
necessario
chiarire
che
si
parla
sempre
di
rischi
statistici
e
la
spiegazione
del
fenomeno
il
qual
è
contro
l’olio
di
semi
è
citata
nel
prossimo
paragrafo.
Negli
anni
’50
un
ricercatore
svedese
studiando
le
aorte
umane
ha
osservato
come
alcuni
uomini
pur
avendo
alti
i
valori
del
colesterolo
non
avevano
la
corrispondente
ateromatosi
e
al
contrario
uomo
con
basso
colesterolo
avevano
l’ateromatosi.
Studiando
questo
paradosso
ha
trovato
com’elemento
comune
che
avevano
le
aorte
con
l’ateromatosi
era
la
grande
capacita
in
ossidi
grassi
iperossidati.
La
scoperta
degli
anni
‘50
non
si
è
potuta
valorizzare
perché
l’immunologia
era
ancora
in
fasce.
Oggi
sappiamo
come
realmente
responsabili
per
l’ateromatosi
siano
l
«
le
trasformate
LDL
»
che
infatti
contengono
esattamente
questi
ossidi
grassi
iperossidati.
Qui
si
trova
il
gran
vantaggio
dell’olio
vergine
d’oliva.
L’olio
vergine
contiene
sostanze
naturali
antiossidanti
come
la
vitamina
E
che
ostacola
l’iperossidazione
degli
ossidi
grassi,
al
contrario
gli
olii
di
semi
nonostante
abbassino
il
colesterolo
complessivo
promuovono
l’iperossidazione
e
cosi
la
loro
protezione
nei
confronti
dell’ateromatosi
diminuisce.
Non
è
un
caso
che
i
popoli
del
mediterraneo
che
lo
usano
da
migliaia
d’anni
non
sapevano
cosa significasse infarto.