Di Panaioti Faclari.
Pubblicato su ‘’BHMA’’ di domenica 18.7.1999 e ripubblicato qui con il permesso dello scrittore. Le
immagini sono dello scrittore del settimanale ROM multimedia di D.O.Lambrachi.
Traduzione a cura di Maria Grazia Casu
P. Faclari è professore di Archeologia Classica all’Università di Salonicco e membro degli scavi universitari della Vergina.
I
pesci
sottolinea
P.Faclari
erano
il
principale
sostegno
alimentare
dei
greci
dall’antichità.
Fonti
storiche
riportano
centinaia
di
nomi
di
pesci
e
frutti
di
mare fatto che dimostra che i nostri predecessori erano ottimi conoscitori della vita del mare ed eccellenti pescatori
Sardine, spigola o branzino e cernia bruna
I pesci e pesca nell’ antichità
L’elemento
acqua
alimentava
da
sempre
con
varietà
e
abbondanza
gli
abitanti
della
penisola
e
delle
isole
della
Grecia.
La
diretta
vicinanza
di
gran
parte
della
nostra
patria
con
il
mare,
le
acque
pulite
e
non
particolarmente
profonde
e
l’infinita
varietà
di
pesci,
molluschi
e
crostacei,
che
almeno
secondo
i
tempi
antichi
esistevano
in
ricche
quantità
rendono facilmente comprensibile l’amore dei greci per tutto ciò che proviene dal mare.
Le
antiche
fonti
di
scritti
hanno
salvato
molte
informazioni
sulle
specie
marine
come
anche i modi di pescarle e di cucinarle.
Esistevano
pure
specifici
trattati
su
questo
argomento
come
per
esempio
di
Aristotele
(Sui
pesci),
Arcippo
(Il
pesce),
Doriono
Numinio
(Pesca),
Eutidimio
(La
salamoia),
Antifane
(Pesca).
Come
risulta
dalle
informazioni
delle
fonti
scritte,
dai
dipinti,
in
particolare
dagli
affreschi
e
dai
reperti
archeologici,
gli
antichi
metodi
e
gli
strumenti
per
la
pesca
rimangono quasi invariati dai tempi antichi a oggi.
Usavano ami, in particolare di rame, i quali legavano con lenze fatte di peli di animale o fibre vegetali.
Per
far
scendere
in
profondità
l’amo
lo
legavano
a
pesi
di
piombo.
Un
modo
frequente
era
la
pesca
con
la
rete
di
diversi
tipi
a
seconda
del
tipo
di
pesci,
munita di sughero e pesi ma anche la pesca con la fiocina e il tridente. Usavano anche oggetti ricurvi e intrecciati da verghe.
Le ore più indicate per la pesca erano considerate il crepuscolo e l ‘alba. Pescavano inoltre la notte con la luce delle torce.
La
pesca
costituiva
un
importante
fattore
economico
per
le
città
di
mare.
In
particolare
alcune
come
per
esempio
Kisico,
sembra
che
dovesse
la
sua
ricchezza soprattutto all’abbondante pesca.
A
questo
elemento
si
richiama
anche
la
rappresentazione
sulle
monete
di
Kisico
del
tonno,
famosa
preda
del
loro
mare,
ma
anche
il
polpo
sulle
monete di Eritrea.
MOLTITUDINE DI NOMI
Il commercio dei pesci in salamoia che si chiamavano ‘’tarichi’’ ha conosciuto un grande sviluppo soprattutto nei tempi classici.
Le sardine salate erano importate ad Atene da Euxino Pondo e altrove, ma le sardine fresche di Rodo erano le più famose.
A
parte
i
‘’tarichi’’,
conosciute
erano
anche
i
‘’temachi’’
pezzi
in
salamoia
fatti
dai
diversi
tipi
di
pesci
grandi,
soprattutto
scombri
e
tonno.
La
pesca,
che
a
causa
della
abbondanza
era
molto
economica,
costituiva
per
il
popolo
ateniese
cibo
abitudinario,
il
quale
era
disprezzato dai ricchi e considerato cibo per poveri, cosa che non succedeva nelle altre citta.
Nelle zone che si trovavano a distanza dal mare e non avevano pesce fresco lo stimavano particolarmente.
Da
Euxino
Pondo
arrivavano
ai
banchetti
dei
ricchi
ateniesi
le
famose
uova
di
pesce,
‘’andacheo’’
grande
pesce
della
zona
del
Danubio, che chiamavano uova di andacheo.
Le
vecchie
fonti
ci
informano
delle
zone
in
cui
vivevano
o
si
riproducevano
i
pesci
e
della
giusta
pesca
di
ogni
specie,
riportando
centinaia di nomi di pesce e di frutti di mare.
La
moltitudine
di
questi
nomi
testimonia
come
gli
antichi
greci
erano
abituati
al
mare
ed
erano
bravissimi
conoscitori
della
vita
marina
sino
al
punto
di
conoscere e denominare centinaia di specie marine.
Riportiamo
indicativamente
alcuni
di
questi
:il
tonno
conosciuto
da
Samo
a
Bisanzio
,
a
Caristo
e
a
Tindarida,
i
cefali,
gli
squali
(chiamati
anche
lamia
e
cagna),
il
pescecane
che
lo
pescavano
a
Toroni
di
Calchidichi.
Li
arrostivano
alla
brace
e
si
considerava
pranzo
da
dei,
il
lupo
marino
famoso
a
Militu
considerato
il
più
saporito
e
il
più
sapiente
dei
pesci
perché
trova
il
modo
di
sfuggire
ai
pescatori,
conosciuto
anche
come
figlio
degli
dei
(figlio
di
Lavrax),
la
lucciola,
le
mormore,
il
pesce
spada,
il
sarago
sul
quale
si
dice
che
distrugga
le
reti,
la
salpa
che
è
squisita
d’estate
e
la
pescano
con
esche
di
zucca, il dentice, le triglie, il persico che ha sempre la bocca aperta.
Questi
nomi,
come
pure
quelli
degli
strumenti
da
lavoro
di
cui
abbiamo
citato,
costituiscono
il
ricco
lessico
greco
sulla
pesca,
il
quale
ha
subito
indubbiamente poche variazioni nel passare dei secoli, cosi senza difficolta potrebbero parlare di pesca un antico greco e un pescatore attuale.
INSAZIABILE VOGLIA DI PESCE
Importanti personalità dell’ antichità come Aristotele, si dice che fossero mangiatori di pesci.
L’allievo
di
Socrate
Aristippo,
al
quale
piacevano
molto
i
pesci,
venne
rimproverato
da
Platone
perché
ne
compro
molti.
Gli
rispose
che
li
aveva
pagati
solo
due
denari
e
Platone
gli
disse
che
per
quel
prezzo
gli
avrebbe
comprati
anche
lui
Allora,
gli
rispose
Aristippo
non
sono
io
mangiatore
di
pesci
ma
tu avaro.
IL MANGIARE PESCE DEGLI ANTICHI
La voglia di mangiare pesce in alcuni casi sorpasso la misura.
Dorica
scrittore
del
1
sec.
d.C.
quando
talvolta
il
suo
schiavo
non
gli
aveva
comprato
pesci,
frustandolo
gli
ordinava
di
dirgli
nomi
di
pesci.
Quando
lo
schiavo nominava ‘’rofos’’ e altri, Dorio gli urlava che gli aveva ordinato di dire nomi di pesci e non di dei.
Dimilo in un banchetto desidero un grande pesce che venne offerto e per far sì che non ne mangiasse nessun altro lo sputo.
Un certo Diocli riporta che vendette il suo campo e spese i soldi per comprare pesci.
Alcuni arrivarono al punto da dare ai propri figli nomi di pesci , come « Iction », « Astice », « Kovio ».
Caratteristico
è
che
il
termine
‘’opson
‘’,
il
quale
usavano
generalmente
per
ogni
cosa
che
si
mangiava
insieme
al
pane
come
companatico
fini
con
l’essere
usato
esclusivamente
per
il
principale
companatico
degli
Atenesi,
il
pesce.
Cosi,
il
vezzeggiativo
di
’’opson‘’
si
trasformo
nel
termine
pesce
(psari) che ha sostituito la parola ‘’ichis-pesce ‘’.
Nell’
Agora
di
Atene
venne
stabilito
da
scavi
archeologici
il
punto
di
vendita
dei
pescivendoli,
ma
esistono
anche
relazioni
che
parlano
di
pescivendoli
ambulanti.
La pesca si faceva anche nei laghi e nei fiumi, ma i pesci d’ acqua dolce erano apprezzati di meno.
Eccezione erano considerate le anguille di « Kopaido » che erano una prelibatezza per gli Atenesi.
Ma anche le anguille di “Strimona-fiume” erano famose per la loro grossezza.
Nella
regione
dell’
Arcadia
nell’
affluente
del
fiume
Ladona
che
si
chiama
Aroanio
,
si
riporta
che
vivevano
pesci
che
facevano
versi
(pesci
parlanti
simili
a quelli dei tordi).
IL POLPO DI DIOGENE
Ad
eccezione
dei
numerosi
tipi
di
pesce,
amati
spuntini
(edesmata)
costituivano
i
molluschi
e
i
crostacei.
I
polpi,
le
seppie,
i
calamari,
i
granchi,
i
gamberi, le ostriche, i ricci, le patelle, le nacchere, sono i più conosciuti di questi.
La convinzione che i molluschi siano cibo afrodisiaco è risaputa sin dall’ antichità.
Per i grandi e numerosi polpi sono famose le isole di Thassos e Corfù.
A « Trisina » il polpo era sacro e la sua pesca era vietata.
Si riporta anche in alcuni casi che i polpi uscissero sulla terra e abbracciassero gli alberi d’ olivo e di fico e che mangiassero pure i fichi.
Ai polpi piace l’ oliva per questo li pescavano immergendo nell’ acqua rami d’ oliva intorno ai quali si attorcigliavano.
Il
poeta
Filoxenos
di
Kithira
era
un
gran
mangiatore
di
pesce
sino
all’
esagerazione.
Compro
a
Siracusa
un
polpo
di
circa
un
metro
e
lo
mangio
quasi
tutto.
Gli
venne
una
pesante
indigestione
e
il
medico
che
lo
curo
gli
consiglio
di
cercare
di
finire
le
cose
più
importanti
perché
si
trovava
in
fin
di
vita
;
allora lui chiese di poter finire di mangiare il resto del polpo.
Il cinico filosofo Diogene mori perché mangio polpo crudo.
Per
le
seppie
si
dice
che
se
si
colpisce
una
seppia
femmina
col
tridente
i
maschi
la
tirano
cercando
di
salvarla,
mentre
se
si
colpisce
un
maschio
le
femmine si allontanano.
I più grandi gamberi si trovano a Smirne e le più grandi aragoste ad Alessandria.
Questi pero erano forse bocconi rari per pochi.
Uno
spartano
che
si
trovo
in
un
banchetto
lontano
dalla
sua
patria
quando
gli
offrirono
ricci
non
sapendo
in
quale
modo
si
mangiassero
se
ne
mise
uno in bocca con le spine e siccome non voleva che lo considerassero un vile se lo sputava, lo trito con i denti e lo ingoio con le spine.
Particolare importanza si dava al modo di cucinare i pesci. I loro modi erano semplici, ma era importante eseguirlo con una certa tecnica.
Li arrostivano alla brace in particolari griglie o li bollivano o li friggevano.
Ogni cuoco dimostrava la propria abilita con le salse, spezie, condimenti e formaggi con i quali si accompagnavano i pesci.
Omero considerava fattore di prosperità di un luogo l’abbondanza di pesci.
I
pesci
e
i
frutti
di
mare
presenti
in
grande
quantità,
buoni
e
salutari,
ma
soprattutto
facili
da
cucinare
sono
stati
amati
molto
dai
greci
antichi,
i
quali,
avendo approfondito particolarmente i temi di nutrimento avevano alte esigenze di sapori.
La nostra relazione con pesci e altre specie di frutti di mare è rimasta buona attraverso i secoli.
Oggi
con
i
pericoli
che
si
trovano
nei
cibi
abbiamo
ulteriori
motivi
per
proteggere
la
vita
marina
dalle
minacce
della
pesca
smisurata
e
dall’inquinamento e un ritorno ai pesci come fonte di nutrimento.
Panagiotis Faklaris, Vervena Kynourias, Arcadia, Hellas.
Tabella con I nomi dei pesci (vecchio e nuovo)
*Come si vede nella tabella sopra, i nomi dei pesci in greco moderno e italiano
rimangono quasi gli stessi con piccole differenze. I nomi latini sono quelli moderni
dati dagli scienziati quando li hanno classificati in specie, quindi non teneteli in
considerazione, sono neologismi. Il greco moderno e le lingue italiane
mantengono gli antichi nomi greci del pesce perché i barbari tedeschi che invasero
le zone dei Greci e dei Romani non erano pescatori e quindi furono costretti ad
adottare i nomi della popolazione locale.
* Informazione orale del professor P.V. Faclari.
Filippos Bekyros, autore della pagina
I pesci e pesca nell’ antichità