I monasteri della Chinurìa
La
Chinurìa
è
una
parte
del
Peloponneso,
carico
di
tradizioni
secolari.
Un
luogo
caratterizzato
dalla
sua
bellezza
e
grazia.
Impregnato
dalla
luce
azzurra
del
golfo
dell’Argolida
e
dal
verde
intenso
dei
monti.
Disseminato
di
memorie
storiche
e
di
monumenti.
Ricco
di
opere
ispirate
da
Dio,
ad
opera
di
antenati,
benedetti
e
fausti.
Con
innumerevoli
comunità
monastiche,
accoglienti
ed
ospitali,
veri
e
propri
antri
di
una
vita
diversa
dalla
solita,
che
rimangono
in
attesa
di
concedere
tranquillità
e
pace
al
visitatore.
Un
luogo,
ancora,
che
ospita
dei
piccoli
monasteri
con
delle
celle
mezze
diroccate
e
distrutte,
con
delle
chiese
rurali
e
templi
in
rovina
che,
non
sono
altro,
della
testimonianze
di
un’antica
fama,
di
luoghi
benedetti
che
spargono
serenità
a
chi
poi
ne
faccia
visita.
Seguirà,
adesso,
una
rassegna
di
questi
posti.
Certamente,
vi
sono
altri
luoghi
santi
e
parrocchie
affascinanti
nel
territorio
di
Chinurìa
degne
di
essere
visitate:
ebbene
per
questi
posti,
chi
è
interessato,
potrà
sempre
rivolgersi
alle
autorità
locali
per
raccogliere
maggiori
notizie
al
riguardo.
•
Monastero di ‘Aghios Nikòlaos di Sìntzas
Il
monastero
è
abbarbicato
su
uno
sperone
di
roccia,
color
rosso,
a
sud-ovest
di
Leonìdio.
Sembra
quasi
inavvicinabile.
Tra
gli
imponenti
costoni
di
roccia,
il
visitatore
potrà
intravedere
le
celle
bianchissime,
la
chiesa
madre
con
il
tetto
a
forma
di
croce,
l’iconostasi
intagliato
con
le
sante
icone,
risalenti
al
1650.
Le
prime
testimonianze
scritte
sul
monastero
risalgono
al
1628
in
avanti.
Oggi
ospita
del
clero
femminile,
che
lo
si
potrà
incontrare
nel
possedimento
del
monastero,
ad ‘Aghios Charalàmbo, un po’ fuori dalla città di Leonìdio, sulla strada che conduce al monastero.
•
Panaghìa (Madonna) l’ ‘Elona
Su
una
curva
improvvisa
della
strada
asfaltata
che
da
Leonìdio
porta
a
Kosmàs,
all’altezza
del
17°
chilometro,
su
una
forra,
sorge
il
monastero
di
Panaghìa
l’
‘Elona
che
squarcia
il
cielo
ed
emerge
come
se
fosse
un
nido
di
aquila.
Tutto
bianco,
su
uno
sperone
di
roccia
rossa
cavernosa,
provoca,
spesso,
una
sensazione
di
timore
mista
a
fascino.
Con
la
macchina
ci
avviciniamo,
facilmente,
al
portone.
Ma
con
difficoltà
ed
attenzione
scendiamo
le
scale,
scolpite
nella
roccia.
Ci
accolgono
delle
costruzioni
antiche,
poste
a
destra
e
a
sinistra,
ben
conservate
e
curate.
Davanti
incontriamo
la
chiesa
madre,
una
piccola
basilica
senza
affreschi,
ricca
però
di
offerte
all’Immacolata
icona
della
Panaghìa.
L’iconostasi
e
di
legno
intagliato
di
ottima
fattura.
Nel
santuario
vi
sono
poste
delle
vetrine
con
dei
cimeli.
Sul
piccolo
spiazzo,
i
frati
ci
offriranno,
dalle
loro mani benedette, del caffè e dolci. La storia del monastero viene testimoniata da testimonianze scritte che risalgono al 1700 circa.
•
‘Aghios Gheòrghios Dromèas
È
uno
dei
monasteri
abbondonati
nel
sud
della
Chinurìa,
il
quale
sorge
a
nord
di
Kosmàs,
in
direzione
di
Paleochòri,
immerso
nella
radura
di
abeti,
sui
fianchi
del
Pàrnona.
Si
salva
solo
la
chiesa
madre,
una
basilica
dal
tetto
pendente
sui
due
lati,
l’abside
ed
il
santuario.
Da
una
recente
epigrafe,
leggiamo
che fu istituito nel 1592 ed abbandonato definitivamente nel 1843.
•
Monastero Taxiàrchi Muriàs
Sulla
strada
che
da
Paleochòri
si
dirige
verso
‘Aghio
Vasìlio,
sul
fianco
coperto
di
alberi,
distinguiamo
dei
ruderi
di
fortezze
del
monastero
Taxiàrchi.
Il
tempio,
come
per
gli
altri
della
Chinurìa,
ha
una
navata
centrale,
cruciforme
ed
inconostasi
ottaedrico.
Vi
si
trovano
degli
affreschi,
distrutti
dall’incendio
appicato
dal
turco
Ibraìm.
Testimonianze
storiche
risalgono
al
1744
fino
al
1834,
quando
viene
abbandonato,
Due
vescovi
della
successiva
Metropoli
Rèontos
Prastòs,
Iacovo
e
Dionisio,
sono
coivolti
nella
storia
del
monastero:
una
prova
in
più,
sul
ruolo
importante,
svolto
nelle
vicende
storiche
di
questo territorio, da parte del monastero.
•
Monastero Paleopanaghiàs Glyppìa
Trattasi
di
una
costruzione
con
un
tempio
ancora
eretto,
composto
da
una
basilica
con
abside
nel
santuario
ed
una
torre
attigua,
di
una
certa
altezza.
Si
erge
sulla
strada
che
da
‘Aghio
Vasìli
conduce
verso
Platanàki,
posto
sui
ruderi
della
fortezza
dell’antica
città
di
Glyppìa.
‘E
un
luogo
ricco
di
tracce
dell’antichità greca, come di opere prodotte dal sudore santo di uomini beati, tra il 1806 ed il 1831, quando poi fu abbondanato.
‘Aghios Gheòrghios – Possedimento del monastero Karyà
Un
antico
e
ben
curato
possedimento
del
monastero
Karyà
a
Tyròs,
al
servizio
delle
sorelle
del
monastero,
come
appezzamento
ricco
di
colture
arboree.
Con
una
costruzione,
a
due
piani,
bianca
ed
una
basilica
stretta,
appena
restaurata.
Il
monastero
è
circondato
ad
ovest
da
speroni
di
roccia
inavvicinabili, mentre ad est si possono scorgere il golfo dell’Argolida e l’isola di Spètzes.
•
‘Aghios Gheòrghios Endìssena
Dista
7
chilometri
da
‘Aghios
Andreas
e
con
una
certa
difficoltà
si
riesce
a
scorgerlo,
in
quanto
è
conficcato
in
una
forra,
per
ragioni
di
sicurezza.
‘È
attorniato
da
platani
altissimi
e
da
acque
freschissime.
Per
la
gente
del
posto,
poi,
costituisce
un
luogo
di
svago
e
di
ristoro,
perché
il
monastero
è
caduto
in
disuso.
Le
celle
sono
dei
ruderi,
mentre
il
tempio
è
coperto
da
un
tetto
in
tegole,
sporgente
ai
due
lati,
con
un’abside
all’interno
del
santuario.
Testimonianze
storiche
risalgono
al
1792
e
continuano
fino
al
1833,
quando
alla
fine,
viene
abbandonato definitivamente.
•
Possedimento dell’Evangelismo Theothòkos
Ad
est
di
‘Aghios
Andreas,
a
1,5
chilometri
di
distanza,
si
distingue
la
torre
del
possedimento
della
Panaghìa
(Madonna)
di
Artokostà.
Le
costruzioni
sono
antiche
ed
alcune
di
esse
conservano
intatte
la
loro
forma
originaria,
mentre
delle
altre
sono
dei
ruderi.
Il
piccolo
e
devoto
tempietto
dell’Evangelismo
è
ricco
di
affreschi
neri
ed
è
un
luogo
ideale
per
raccogliersi
in
preghiera
da
rivolgere
alla
Panaghìa.
La
torre
del
possedimento
domina
su
tutto
il
luogo
circostante
ed
è
formata
da
una
porta,
piccola,
in
ferro,
e
da
feritoie.
Delle
scritte
incise
sul
muro,
ci
informano
che
il
monastero
e
la
torre
sono
state
oggette
di
restauro
nel
periodo
compreso
tra
il
1714
–
1715,
ad
opera dell’abate Isaìa. In inverno, ospita le sorelle del monastero di Artokostà.
•
Monastero della Panaghìa Artokostà
Il
monastero
Artokostà
è
il
centro
monastico
più
antico
della
Tsakonià
e
uno
dei
più
rinomati
della
Chinurìa.
‘E
posto
sulla
strada
‘Aghios
Andreas
–
Prastòs.
Prima
di
raggiungere
il
monastero,
a
destra
nella
forra,
si
possono
distinguere
i
ruderi
dell’antico
monastero
di
Kàto
Panaghìa,
una
costruzione
risalente
al
12°
sec.
Qui,
veniva
ospitata
l’icona
della
Panaghìa
(Madonna)
Artokostà,
un’opera
a
cura
dell’Evangelista
Luca,
in
argento,
con
una
dedica
di
Ioànnis
Kantakuzinòs
e
dell’Imperatore
Ioànnis
7°
Paleològos.
Oggi
l’icona
si
trova
in
Italia.
Andando
in
avanti,
spunta,
tutta
bianca,
tra
i
cipressi,
l’odierno
monastero
di
Artokostà,
il
quale
è
un
integrale
complesso
monastico
,
istituito
nel
1617.
È
cinto
da
una
serie
di
costruzioni,
con
piani
bassi
ed
alti,
con
delle
piccole
torri
e
pulpiti
che
digradono
nel
centro
della
chiesa
madre.
Un
tempio,
ancora,
cruciforme
con
una
cupola.
L’iconostasi
del
tempio
è
semplice,
con
delle
icone
di
pregevole
fattura.
Nel
santuario
sono
custoditi
dei
cimeli
e
delle
relique.
Sul
pavimento
del
tempio,
vi
sono
incise
delle
scritte
che
informano
il
visitatore
sul
passato
del
monastero,
mentre
nella
biblioteca
sono
custoditi
degli
importanti
documenti
e
sigilli
patriarcali
del
18°
sec.
Il
monastero
fu
incendiato,
nel
1826,
dal
turco
Ibraìm,
mentre
l’odierna
chiesa
madre
è
stata
eretta
nel
1865,
da
maestranze
della
città
di
Leonìdio.
Dal
1982,
il
monastero
ospita
un
clero
tipicamente
femminili.
Infine,
le
sorelle,
tra
l’altro
molto
accoglienti
ed
ospitali,
insieme
all’ambiente
circostante
fresco
ed
acque
di
fonti
cristalline,
offrono
una
reale
occasione
di
ristoro
e
di
riposo
al
visitatore,
spesso
stanco
ed
esausto,
dispensando, alla fine, un indimenticabile pellegrinaggio.
•
‘Aghios Dimìtrios. (Reontinò)
Celato
nella
forra
e,
dopo
il
monastero
Artokostà,
si
erge
il
monastero
di
‘Aghios
Dimitrios
Reontinò.
Il
tempio
è
ad
una
navata
centrale,
cruciforme,
con
una
cupola
ricoperta
da
lastre
di
pietra.
Vi
sono
conservati
degli
affreschi
risalenti
al
1698
ed
un’iconostasi
intagliato
che
emana
una
sua
antica
fama.
Il
monastero
fiorì
nel
18°
sec,
mentre
andò
in
disuso
nel
1834,
come,
tra
l’altro,
successe
per
la
maggioranza
dei
monasteri
della
Chinurìa.
Il
monastero,
oggi
è
un
possedimento
del
monastero
di
Artokostà,
ma
rappresenta,
comunque,
un
vero
e
proprio
eremo,
immerso
nella
natura
rigogliosa.
•
‘Aghios Ioànnis il Prodromo
Rinchiuso
tra
speroni
di
roccia
e
posto
sulla
strada
‘Aghios
Andreas
–
Prastòs,
si
erge
il
monastero,
bianchissimo,
di
‘Aghios
Ioànnis
il
Prodromo,
con
l’attigua
casa
-
cella.
Le
costruzioni
dell’eremitaggio
sono
state
restaurate
nella
loro
facciate
esterne.
Il
monastero
conserva
degli
affreschi
di
buona
fattura
che
denotano
uno
stile
pittorico
della
scuola
di
Creta, risalente agli inizi del 18° sec. Cadde in disuso nel 1834.
•
‘Aghios Nikòlaos Karyà
Dopo
il
monastero
di
Artokostà,
a
sinistra
sulla
strada
verso
Prastòs
e
nelle
vicinanze
della
fortezza
di
Oriàs,
si
innalza
il
monastero
di
‘Aghios
Nikòlaos
Karyà.
La
sua
forma,
ricorda
i
monasteri
del
Monte
Santo
(‘Aghios
‘Oros),
un
caso
unico
per
i
monasteri
della
Chinurìa.
‘È
circondato
da
celle
ed
altri
spazi
secondari,
ricoperti
da
scisto
di
Malevù.
I
pulpiti
digradano
verso
la
chiesa
madre
che
appartiene
ad
un
tipo
triabsidale
o
del
Monte
Santo.
È
tappezzato
da
affreschi
di
Gheòrghios
Mòscos
(1638),
con
uno
stupefacente
iconostasi,
intagliato
in
legno,
e
delle
sante
relique
poste
all’interno
del
santuario.
Nel
centro
del
tempio,
svetta
l’aquila
dicefala,
ben
conservata,
del
1734.
Oggi,
il
monastero
ospita
un
clero
maschile,
aperto
in
quasi
tutto il periodo dell’anno.
•
‘Aghios Nikòlaos – Panteleìmon Kontolinàs
Una
pieve
dello
stupendo
abitato
di
Kastànitsa
che,
in
passato,
ospitava
il
monastero
di
‘Aghios
Nikòlaos
–
Panteleìmon
Kontolinàs.
È
incuneato
in
una
boscaglia
di
castani
e
di
abeti.
Si
salva
solo
il
santuario
con
pochi
affreschi
del
Kulidà
(1767).
La
sua
storia
si
svolge
tra
il
1628
ed
il
1834,
quando
cadde
in
disuso.
•
Monastero Lucùs
Sorge
sulla
strada
‘Astros
–Tripoli,
a
4
chilometri
di
distanza
da
‘Astros.
Sull’origine
del
suo
nome
vi
sono
diverse
teorie,
ma
quella
che
prevale
per
la
maggiore,
è
quella
che
lo
fa
derivare
dalla
parola
latina
“Lucus”,
che
significa
“bosco
sacro
con
animali
da
caccia”.
Si
erge
su
un
luogo,
dotato
di
una
visione
panoramica
sulla
pianura
della
Thyrèas
e
sul
golfo
dell’Argolida,
a
fianco
del
sito
archeologico
di
Eva.
Ospita
un
clero
femminile
che
forma
una
comunità
esemplare
per
le
altre
realtà
monastiche
della
zona.
È
cinto
da
costruzioni
diverse
con
delle
piccole
torri
e
celle.
Il
tempio
è
consacrato
alla
Trasfigurazione
del
Salvatore.
‘E
a
forma
cruciforme
con
cupola.
‘E,
ancora,
un
edificio
che
risale
al
12°
sec.,
con
una
fantastica
facciata
di
colore
rossaceo,
ed
è
stato
edificato
su
un
precedente
tempio
cristiano,
del
6°
secolo.
Ha
quattro
navate,
con
un
pavimento
ricoperto
da
affreschi
del
17°
sec.,
le
cui
tessere
sono
dei
frammenti
in
marmo
policromici,
che
rivela
il
culmine
della
sua
fioritura
e
del
suo
splendore.
Sui
muri
del
tempio
ed
in
altre
costruzioni, si distinguono facilmente dei rilievi scultorei antichi e degli epistili (Architravi).
•
Monastero della Dormizione della Madre di Dio (Theothòkos) Paleopanaghiàs
Sulle
prima
curve
della
strada
‘Artos
–
‘Aghios
Petros,
a
sinistra
dei
fianchi
della
forra,
è
posto
il
bel
monastero
della
Panaghìa
(Madonna)
o,
come
veniva
chiamato
in
passato,
di
Aghìa
Eleùsa.
Conserva,
intatto,
il
suo
antico
aspetto
tradizionale
ed
oggi
ospita
solo
un
clero
femminile.
Il
tempio
ha
una
copertura
cruciforme,
ha
quattro
navate
ed
è
un’opera
che
risale
al
1814.
Il
primo
suo
riferimento
storico
risale
al
1612,
mentre
per
altri
interpreti,
invece, si può risalire addirittura all’anno del 1310.
•
Aghìa Triàda Meligùs
Il
monastero
di
Aghìa
Triàda
Meligùs,
sorge
a
sinistra
della
strada
‘Astros
–
‘Aghios
Pètros,
un
po’
più
distante,
del
sito
archeologico
dell’Ellenico.
Trattasi
di
una
costruzione
monastica
caduta,
ormai,
in
oblio
della
Chinurìa.
Tutto
intorno,
vi
sono
degli
edifici
caduti
in
rovina
che
lasciano
però
scorgere
solo
il
voluminoso
tempio.
Sull
tamburo
esterno
della
cupola
si
evidenziano
degli
elementi
ornamentali
di
una
certa
bellezza
e
frammenti
di
rilievi
scultorei
antichi,
raffiguranti
alcune
scene.
All’interno,
possiamo
notare
una
cupola
alta,
poggiante
su
quattro
basi,
ornati
con
degli
affreschi,
risalenti
al
18°
secolo.
Il
monastero
ha
conosciuto,
infine,
i
suoi
maggiori
fasti
nel
18°
secolo,
mentre
fu
abbandonato
del
tutto,
nel
1834.
Viene
festeggiato
il
lunedì
della Pentecoste, giornata dedicata alla festa dello Spirito Santo.
•
‘Aghios Ioànnis Theològos
Sulla
destra
della
strada
‘Astros-
‘Aghios
Pètros,
prima
di
entrare
nell’abitato
di
Chantàkia,
sorge
il
monastero
di
‘Aghios
Ioànnis
Theològos.
Solo
il
piccolo
tempio
si
salva,
tra
vari
ruderi,
a
forma
di
croce
con
una
cupola.
Nel
suo
interno,
quello
che
più
colpisce
sono
gli
affreschi
(1754)
del
prete
Kulidà
di
‘Aghios Ioànnis. Il culmine lo raggiungerà nel 18° secolo, mentre nel 1834 sarà poi completamente abbandonato.
•
Monastero di Panaghìa (Madonna) Malevìs
Sorge
sulla
strada
‘Astros
–
‘Aghios
Pètros
e
ci
stupisce
in
quanto,
improvvisamente,
spunta,
in
tutto
il
suo
candore,
da
un
bosco
di
cedri.
È
il
monastero
più
rinomato
del
territorio
della
Chinurìa
ed
attrae
un
numero
sempre
enorme
di
pellegrini.
La
chiesa
madre
è
ad
una
navata,
piccola,
ricoperta
da
una
tettoia
cruciforme
con
cupola.
In
tutto
lo
spazio
domina
il
tempio,
di
recente
costruzione,
della
Panaghìa.
All’interno
viene
ospitata
l’icona
della
Panaghìa,
un’opera,
secondo
quando
ci
viene
tramandato,
risalente
al
1360.
Il
monastero,
nella
sua
lunga
storia
dal
17°
secolo,
ha
conosciuto
molte
devastazioni
ed
altrettanti
ricostruzioni,
dando
un
aiuto
sostanziale
nei
moti
rivoluzionari
del
1821.
Oggi il monastero ospita un clero femminile.
•
Tìmios (Santo) Pròdromos di Kastrì
Il
monastero
è
posto
nelle
vicinanze
di
Perdikòbrysi
di
Kastrì,
in
un
luogo
di
particolare
bellezza
naturale.
Visto
la
sua
posizione
inaccessibile,
fu
utilizzato,
durante
i
moti
della
Rivoluzione
Greca,
come
base
di
partenza
contro
il
turco
Ibraìm
e,
allo
stesso
tempo,
come
rifugio
dai
suoi
attacchi
armati.
Una
scritta
successiva,
ci
informa
che
la
presenza
del
monastero
risale
al
1126,
mentre
in
altre
scritte,
più
recenti,
ci
ragguaglia
su
dei
restauri
effettuati
durante
il
18°
secolo.
Funzionante
tuttora,
il
monastero
è
consacrato
a
Tìmios
(Santo) Pròdromos e festeggia il 29 agosto.
A Kynouria c'erano altri monasteri che ora sono rovine, per questo motivo è stato chiamato Monte Parnon come il Monte Athos del Peloponneso