I monasteri della Chinurìa

La Chinurìa è una parte del Peloponneso, carico di tradizioni secolari. Un luogo caratterizzato dalla sua bellezza e grazia. Impregnato dalla luce azzurra del golfo dell’Argolida e dal verde intenso dei monti. Disseminato di memorie storiche e di monumenti. Ricco di opere ispirate da Dio, ad opera di antenati, benedetti e fausti. Con innumerevoli comunità monastiche, accoglienti ed ospitali, veri e propri antri di una vita diversa dalla solita, che rimangono in attesa di concedere tranquillità e pace al visitatore. Un luogo, ancora, che ospita dei piccoli monasteri con delle celle mezze diroccate e distrutte, con delle chiese rurali e templi in rovina che, non sono altro, della testimonianze di un’antica fama, di luoghi benedetti che spargono serenità a chi poi ne faccia visita. Seguirà, adesso, una rassegna di questi posti. Certamente, vi sono altri luoghi santi e parrocchie affascinanti nel territorio di Chinurìa degne di essere visitate: ebbene per questi posti, chi è interessato, potrà sempre rivolgersi alle autorità locali per raccogliere maggiori notizie al riguardo.

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Monastero di ‘Aghios Nikòlaos di Sìntzas

Il monastero è abbarbicato su uno sperone di roccia, color rosso, a sud-ovest di Leonìdio. Sembra quasi inavvicinabile. Tra gli imponenti costoni di roccia, il visitatore potrà intravedere le celle bianchissime, la chiesa madre con il tetto a forma di croce, l’iconostasi intagliato con le sante icone, risalenti al 1650. Le prime testimonianze scritte sul monastero risalgono al 1628 in avanti. Oggi ospita del clero femminile, che lo si potrà incontrare nel possedimento del monastero, ad ‘Aghios Charalàmbo, un po’ fuori dalla città di Leonìdio, sulla strada che conduce al monastero.

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Panaghìa (Madonna) l’ ‘Elona

Su una curva improvvisa della strada asfaltata che da Leonìdio porta a Kosmàs, all’altezza del 17° chilometro, su una forra, sorge il monastero di Panaghìa l’ ‘Elona che squarcia il cielo ed emerge come se fosse un nido di aquila. Tutto bianco, su uno sperone di roccia rossa cavernosa, provoca, spesso, una sensazione di timore mista a fascino. Con la macchina ci avviciniamo, facilmente, al portone. Ma con difficoltà ed attenzione scendiamo le scale, scolpite nella roccia. Ci accolgono delle costruzioni antiche, poste a destra e a sinistra, ben conservate e curate. Davanti incontriamo la chiesa madre, una piccola basilica senza affreschi, ricca però di offerte all’Immacolata icona della Panaghìa. L’iconostasi e di legno intagliato di ottima fattura. Nel santuario vi sono poste delle vetrine con dei cimeli. Sul piccolo spiazzo, i frati ci offriranno, dalle loro mani benedette, del caffè e dolci. La storia del monastero viene testimoniata da testimonianze scritte che risalgono al 1700 circa.

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‘Aghios Gheòrghios Dromèas

È uno dei monasteri abbondonati nel sud della Chinurìa, il quale sorge a nord di Kosmàs, in direzione di Paleochòri, immerso nella radura di abeti, sui fianchi del Pàrnona. Si salva solo la chiesa madre, una basilica dal tetto pendente sui due lati, l’abside ed il santuario. Da una recente epigrafe, leggiamo che fu istituito nel 1592 ed abbandonato definitivamente nel 1843.

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Monastero Taxiàrchi Muriàs

Sulla strada che da Paleochòri si dirige verso ‘Aghio Vasìlio, sul fianco coperto di alberi, distinguiamo dei ruderi di fortezze del monastero Taxiàrchi. Il tempio, come per gli altri della Chinurìa, ha una navata centrale, cruciforme ed inconostasi ottaedrico. Vi si trovano degli affreschi, distrutti dall’incendio appicato dal turco Ibraìm. Testimonianze storiche risalgono al 1744 fino al 1834, quando viene abbandonato, Due vescovi della successiva Metropoli Rèontos Prastòs, Iacovo e Dionisio, sono coivolti nella storia del monastero: una prova in più, sul ruolo importante, svolto nelle vicende storiche di questo territorio, da parte del monastero.

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Monastero Paleopanaghiàs Glyppìa

Trattasi di una costruzione con un tempio ancora eretto, composto da una basilica con abside nel santuario ed una torre attigua, di una certa altezza. Si erge sulla strada che da ‘Aghio Vasìli conduce verso Platanàki, posto sui ruderi della fortezza dell’antica città di Glyppìa. ‘E un luogo ricco di tracce dell’antichità greca, come di opere prodotte dal sudore santo di uomini beati, tra il 1806 ed il 1831, quando poi fu abbondanato. ‘Aghios Gheòrghios – Possedimento del monastero Karyà Un antico e ben curato possedimento del monastero Karyà a Tyròs, al servizio delle sorelle del monastero, come appezzamento ricco di colture arboree. Con una costruzione, a due piani, bianca ed una basilica stretta, appena restaurata. Il monastero è circondato ad ovest da speroni di roccia inavvicinabili, mentre ad est si possono scorgere il golfo dell’Argolida e l’isola di Spètzes.

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‘Aghios Gheòrghios Endìssena

Dista 7 chilometri da ‘Aghios Andreas e con una certa difficoltà si riesce a scorgerlo, in quanto è conficcato in una forra, per ragioni di sicurezza. ‘È attorniato da platani altissimi e da acque freschissime. Per la gente del posto, poi, costituisce un luogo di svago e di ristoro, perché il monastero è caduto in disuso. Le celle sono dei ruderi, mentre il tempio è coperto da un tetto in tegole, sporgente ai due lati, con un’abside all’interno del santuario. Testimonianze storiche risalgono al 1792 e continuano fino al 1833, quando alla fine, viene abbandonato definitivamente.

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Possedimento dell’Evangelismo Theothòkos

Ad est di ‘Aghios Andreas, a 1,5 chilometri di distanza, si distingue la torre del possedimento della Panaghìa (Madonna) di Artokostà. Le costruzioni sono antiche ed alcune di esse conservano intatte la loro forma originaria, mentre delle altre sono dei ruderi. Il piccolo e devoto tempietto dell’Evangelismo è ricco di affreschi neri ed è un luogo ideale per raccogliersi in preghiera da rivolgere alla Panaghìa. La torre del possedimento domina su tutto il luogo circostante ed è formata da una porta, piccola, in ferro, e da feritoie. Delle scritte incise sul muro, ci informano che il monastero e la torre sono state oggette di restauro nel periodo compreso tra il 1714 – 1715, ad opera dell’abate Isaìa. In inverno, ospita le sorelle del monastero di Artokostà.

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Monastero della Panaghìa Artokostà

Il monastero Artokostà è il centro monastico più antico della Tsakonià e uno dei più rinomati della Chinurìa. ‘E posto sulla strada ‘Aghios Andreas – Prastòs. Prima di raggiungere il monastero, a destra nella forra, si possono distinguere i ruderi dell’antico monastero di Kàto Panaghìa, una costruzione risalente al 12° sec. Qui, veniva ospitata l’icona della Panaghìa (Madonna) Artokostà, un’opera a cura dell’Evangelista Luca, in argento, con una dedica di Ioànnis Kantakuzinòs e dell’Imperatore Ioànnis 7° Paleològos. Oggi l’icona si trova in Italia. Andando in avanti, spunta, tutta bianca, tra i cipressi, l’odierno monastero di Artokostà, il quale è un integrale complesso monastico , istituito nel 1617. È cinto da una serie di costruzioni, con piani bassi ed alti, con delle piccole torri e pulpiti che digradono nel centro della chiesa madre. Un tempio, ancora, cruciforme con una cupola. L’iconostasi del tempio è semplice, con delle icone di pregevole fattura. Nel santuario sono custoditi dei cimeli e delle relique. Sul pavimento del tempio, vi sono incise delle scritte che informano il visitatore sul passato del monastero, mentre nella biblioteca sono custoditi degli importanti documenti e sigilli patriarcali del 18° sec. Il monastero fu incendiato, nel 1826, dal turco Ibraìm, mentre l’odierna chiesa madre è stata eretta nel 1865, da maestranze della città di Leonìdio. Dal 1982, il monastero ospita un clero tipicamente femminili. Infine, le sorelle, tra l’altro molto accoglienti ed ospitali, insieme all’ambiente circostante fresco ed acque di fonti cristalline, offrono una reale occasione di ristoro e di riposo al visitatore, spesso stanco ed esausto, dispensando, alla fine, un indimenticabile pellegrinaggio.

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‘Aghios Dimìtrios. (Reontinò)

Celato nella forra e, dopo il monastero Artokostà, si erge il monastero di ‘Aghios Dimitrios Reontinò. Il tempio è ad una navata centrale, cruciforme, con una cupola ricoperta da lastre di pietra. Vi sono conservati degli affreschi risalenti al 1698 ed un’iconostasi intagliato che emana una sua antica fama. Il monastero fiorì nel 18° sec, mentre andò in disuso nel 1834, come, tra l’altro, successe per la maggioranza dei monasteri della Chinurìa. Il monastero, oggi è un possedimento del monastero di Artokostà, ma rappresenta, comunque, un vero e proprio eremo, immerso nella natura rigogliosa.

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‘Aghios Ioànnis il Prodromo

Rinchiuso tra speroni di roccia e posto sulla strada ‘Aghios Andreas – Prastòs, si erge il monastero, bianchissimo, di ‘Aghios Ioànnis il Prodromo, con l’attigua casa - cella. Le costruzioni dell’eremitaggio sono state restaurate nella loro facciate esterne. Il monastero conserva degli affreschi di buona fattura che denotano uno stile pittorico della scuola di Creta, risalente agli inizi del 18° sec. Cadde in disuso nel 1834.

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‘Aghios Nikòlaos Karyà

Dopo il monastero di Artokostà, a sinistra sulla strada verso Prastòs e nelle vicinanze della fortezza di Oriàs, si innalza il monastero di ‘Aghios Nikòlaos Karyà. La sua forma, ricorda i monasteri del Monte Santo (‘Aghios ‘Oros), un caso unico per i monasteri della Chinurìa. ‘È circondato da celle ed altri spazi secondari, ricoperti da scisto di Malevù. I pulpiti digradano verso la chiesa madre che appartiene ad un tipo triabsidale o del Monte Santo. È tappezzato da affreschi di Gheòrghios Mòscos (1638), con uno stupefacente iconostasi, intagliato in legno, e delle sante relique poste all’interno del santuario. Nel centro del tempio, svetta l’aquila dicefala, ben conservata, del 1734. Oggi, il monastero ospita un clero maschile, aperto in quasi tutto il periodo dell’anno.

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‘Aghios Nikòlaos – Panteleìmon Kontolinàs

Una pieve dello stupendo abitato di Kastànitsa che, in passato, ospitava il monastero di ‘Aghios Nikòlaos – Panteleìmon Kontolinàs. È incuneato in una boscaglia di castani e di abeti. Si salva solo il santuario con pochi affreschi del Kulidà (1767). La sua storia si svolge tra il 1628 ed il 1834, quando cadde in disuso.

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Monastero Lucùs

Sorge sulla strada ‘Astros –Tripoli, a 4 chilometri di distanza da ‘Astros. Sull’origine del suo nome vi sono diverse teorie, ma quella che prevale per la maggiore, è quella che lo fa derivare dalla parola latina “Lucus”, che significa “bosco sacro con animali da caccia”. Si erge su un luogo, dotato di una visione panoramica sulla pianura della Thyrèas e sul golfo dell’Argolida, a fianco del sito archeologico di Eva. Ospita un clero femminile che forma una comunità esemplare per le altre realtà monastiche della zona. È cinto da costruzioni diverse con delle piccole torri e celle. Il tempio è consacrato alla Trasfigurazione del Salvatore. ‘E a forma cruciforme con cupola. ‘E, ancora, un edificio che risale al 12° sec., con una fantastica facciata di colore rossaceo, ed è stato edificato su un precedente tempio cristiano, del 6° secolo. Ha quattro navate, con un pavimento ricoperto da affreschi del 17° sec., le cui tessere sono dei frammenti in marmo policromici, che rivela il culmine della sua fioritura e del suo splendore. Sui muri del tempio ed in altre costruzioni, si distinguono facilmente dei rilievi scultorei antichi e degli epistili (Architravi).

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Monastero della Dormizione della Madre di Dio (Theothòkos) Paleopanaghiàs

Sulle prima curve della strada ‘Artos – ‘Aghios Petros, a sinistra dei fianchi della forra, è posto il bel monastero della Panaghìa (Madonna) o, come veniva chiamato in passato, di Aghìa Eleùsa. Conserva, intatto, il suo antico aspetto tradizionale ed oggi ospita solo un clero femminile. Il tempio ha una copertura cruciforme, ha quattro navate ed è un’opera che risale al 1814. Il primo suo riferimento storico risale al 1612, mentre per altri interpreti, invece, si può risalire addirittura all’anno del 1310.

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Aghìa Triàda Meligùs

Il monastero di Aghìa Triàda Meligùs, sorge a sinistra della strada ‘Astros – ‘Aghios Pètros, un po’ più distante, del sito archeologico dell’Ellenico. Trattasi di una costruzione monastica caduta, ormai, in oblio della Chinurìa. Tutto intorno, vi sono degli edifici caduti in rovina che lasciano però scorgere solo il voluminoso tempio. Sull tamburo esterno della cupola si evidenziano degli elementi ornamentali di una certa bellezza e frammenti di rilievi scultorei antichi, raffiguranti alcune scene. All’interno, possiamo notare una cupola alta, poggiante su quattro basi, ornati con degli affreschi, risalenti al 18° secolo. Il monastero ha conosciuto, infine, i suoi maggiori fasti nel 18° secolo, mentre fu abbandonato del tutto, nel 1834. Viene festeggiato il lunedì della Pentecoste, giornata dedicata alla festa dello Spirito Santo.

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‘Aghios Ioànnis Theològos

Sulla destra della strada ‘Astros- ‘Aghios Pètros, prima di entrare nell’abitato di Chantàkia, sorge il monastero di ‘Aghios Ioànnis Theològos. Solo il piccolo tempio si salva, tra vari ruderi, a forma di croce con una cupola. Nel suo interno, quello che più colpisce sono gli affreschi (1754) del prete Kulidà di ‘Aghios Ioànnis. Il culmine lo raggiungerà nel 18° secolo, mentre nel 1834 sarà poi completamente abbandonato.

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Monastero di Panaghìa (Madonna) Malevìs

Sorge sulla strada ‘Astros – ‘Aghios Pètros e ci stupisce in quanto, improvvisamente, spunta, in tutto il suo candore, da un bosco di cedri. È il monastero più rinomato del territorio della Chinurìa ed attrae un numero sempre enorme di pellegrini. La chiesa madre è ad una navata, piccola, ricoperta da una tettoia cruciforme con cupola. In tutto lo spazio domina il tempio, di recente costruzione, della Panaghìa. All’interno viene ospitata l’icona della Panaghìa, un’opera, secondo quando ci viene tramandato, risalente al 1360. Il monastero, nella sua lunga storia dal 17° secolo, ha conosciuto molte devastazioni ed altrettanti ricostruzioni, dando un aiuto sostanziale nei moti rivoluzionari del 1821. Oggi il monastero ospita un clero femminile.

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Tìmios (Santo) Pròdromos di Kastrì

Il monastero è posto nelle vicinanze di Perdikòbrysi di Kastrì, in un luogo di particolare bellezza naturale. Visto la sua posizione inaccessibile, fu utilizzato, durante i moti della Rivoluzione Greca, come base di partenza contro il turco Ibraìm e, allo stesso tempo, come rifugio dai suoi attacchi armati. Una scritta successiva, ci informa che la presenza del monastero risale al 1126, mentre in altre scritte, più recenti, ci ragguaglia su dei restauri effettuati durante il 18° secolo. Funzionante tuttora, il monastero è consacrato a Tìmios (Santo) Pròdromos e festeggia il 29 agosto. A Kynouria c'erano altri monasteri che ora sono rovine, per questo motivo è stato chiamato Monte Parnon come il Monte Athos del Peloponneso

I monasteri della Chinurìa

La Chinurìa è una parte del Peloponneso, carico di tradizioni secolari. Un luogo caratterizzato dalla sua bellezza e grazia. Impregnato dalla luce azzurra del golfo dell’Argolida e dal verde intenso dei monti. Disseminato di memorie storiche e di monumenti. Ricco di opere ispirate da Dio, ad opera di antenati, benedetti e fausti. Con innumerevoli comunità monastiche, accoglienti ed ospitali, veri e propri antri di una vita diversa dalla solita, che rimangono in attesa di concedere tranquillità e pace al visitatore. Un luogo, ancora, che ospita dei piccoli monasteri con delle celle mezze diroccate e distrutte, con delle chiese rurali e templi in rovina che, non sono altro, della testimonianze di un’antica fama, di luoghi benedetti che spargono serenità a chi poi ne faccia visita. Seguirà, adesso, una rassegna di questi posti. Certamente, vi sono altri luoghi santi e parrocchie affascinanti nel territorio di Chinurìa degne di essere visitate: ebbene per questi posti, chi è interessato, potrà sempre rivolgersi alle autorità locali per raccogliere maggiori notizie al riguardo.

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Monastero di ‘Aghios Nikòlaos di Sìntzas

Il monastero è abbarbicato su uno sperone di roccia, color rosso, a sud- ovest di Leonìdio. Sembra quasi inavvicinabile. Tra gli imponenti costoni di roccia, il visitatore potrà intravedere le celle bianchissime, la chiesa madre con il tetto a forma di croce, l’iconostasi intagliato con le sante icone, risalenti al 1650. Le prime testimonianze scritte sul monastero risalgono al 1628 in avanti. Oggi ospita del clero femminile, che lo si potrà incontrare nel possedimento del monastero, ad ‘Aghios Charalàmbo, un po’ fuori dalla città di Leonìdio, sulla strada che conduce al monastero.

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Panaghìa (Madonna) l’ ‘Elona

Su una curva improvvisa della strada asfaltata che da Leonìdio porta a Kosmàs, all’altezza del 17° chilometro, su una forra, sorge il monastero di Panaghìa l’ ‘Elona che squarcia il cielo ed emerge come se fosse un nido di aquila. Tutto bianco, su uno sperone di roccia rossa cavernosa, provoca, spesso, una sensazione di timore mista a fascino. Con la macchina ci avviciniamo, facilmente, al portone. Ma con difficoltà ed attenzione scendiamo le scale, scolpite nella roccia. Ci accolgono delle costruzioni antiche, poste a destra e a sinistra, ben conservate e curate. Davanti incontriamo la chiesa madre, una piccola basilica senza affreschi, ricca però di offerte all’Immacolata icona della Panaghìa. L’iconostasi e di legno intagliato di ottima fattura. Nel santuario vi sono poste delle vetrine con dei cimeli. Sul piccolo spiazzo, i frati ci offriranno, dalle loro mani benedette, del caffè e dolci. La storia del monastero viene testimoniata da testimonianze scritte che risalgono al 1700 circa.

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‘Aghios

Gheòrghios

Dromèas

È uno dei monasteri abbondonati nel sud della Chinurìa, il quale sorge a nord di Kosmàs, in direzione di Paleochòri, immerso nella radura di abeti, sui fianchi del Pàrnona. Si salva solo la chiesa madre, una basilica dal tetto pendente sui due lati, l’abside ed il santuario. Da una recente epigrafe, leggiamo che fu istituito nel 1592 ed abbandonato definitivamente nel 1843.

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Monastero Taxiàrchi Muriàs

Sulla strada che da Paleochòri si dirige verso ‘Aghio Vasìlio, sul fianco coperto di alberi, distinguiamo dei ruderi di fortezze del monastero Taxiàrchi. Il tempio, come per gli altri della Chinurìa, ha una navata centrale, cruciforme ed inconostasi ottaedrico. Vi si trovano degli affreschi, distrutti dall’incendio appicato dal turco Ibraìm. Testimonianze storiche risalgono al 1744 fino al 1834, quando viene abbandonato, Due vescovi della successiva Metropoli Rèontos Prastòs, Iacovo e Dionisio, sono coivolti nella storia del monastero: una prova in più, sul ruolo importante, svolto nelle vicende storiche di questo territorio, da parte del monastero.

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Monastero Paleopanaghiàs Glyppìa

Trattasi di una costruzione con un tempio ancora eretto, composto da una basilica con abside nel santuario ed una torre attigua, di una certa altezza. Si erge sulla strada che da ‘Aghio Vasìli conduce verso Platanàki, posto sui ruderi della fortezza dell’antica città di Glyppìa. ‘E un luogo ricco di tracce dell’antichità greca, come di opere prodotte dal sudore santo di uomini beati, tra il 1806 ed il 1831, quando poi fu abbondanato. ‘Aghios Gheòrghios – Possedimento del monastero Karyà Un antico e ben curato possedimento del monastero Karyà a Tyròs, al servizio delle sorelle del monastero, come appezzamento ricco di colture arboree. Con una costruzione, a due piani, bianca ed una basilica stretta, appena restaurata. Il monastero è circondato ad ovest da speroni di roccia inavvicinabili, mentre ad est si possono scorgere il golfo dell’Argolida e l’isola di Spètzes.

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‘Aghios Gheòrghios Endìssena

Dista 7 chilometri da ‘Aghios Andreas e con una certa difficoltà si riesce a scorgerlo, in quanto è conficcato in una forra, per ragioni di sicurezza. ‘È attorniato da platani altissimi e da acque freschissime. Per la gente del posto, poi, costituisce un luogo di svago e di ristoro, perché il monastero è caduto in disuso. Le celle sono dei ruderi, mentre il tempio è coperto da un tetto in tegole, sporgente ai due lati, con un’abside all’interno del santuario. Testimonianze storiche risalgono al 1792 e continuano fino al 1833, quando alla fine, viene abbandonato definitivamente.

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Possedimento dell’Evangelismo Theothòkos

Ad est di ‘Aghios Andreas, a 1,5 chilometri di distanza, si distingue la torre del possedimento della Panaghìa (Madonna) di Artokostà. Le costruzioni sono antiche ed alcune di esse conservano intatte la loro forma originaria, mentre delle altre sono dei ruderi. Il piccolo e devoto tempietto dell’Evangelismo è ricco di affreschi neri ed è un luogo ideale per raccogliersi in preghiera da rivolgere alla Panaghìa. La torre del possedimento domina su tutto il luogo circostante ed è formata da una porta, piccola, in ferro, e da feritoie. Delle scritte incise sul muro, ci informano che il monastero e la torre sono state oggette di restauro nel periodo compreso tra il 1714 – 1715, ad opera dell’abate Isaìa. In inverno, ospita le sorelle del monastero di Artokostà.

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Monastero della Panaghìa Artokostà

Il monastero Artokostà è il centro monastico più antico della Tsakonià e uno dei più rinomati della Chinurìa. ‘E posto sulla strada ‘Aghios Andreas – Prastòs. Prima di raggiungere il monastero, a destra nella forra, si possono distinguere i ruderi dell’antico monastero di Kàto Panaghìa, una costruzione risalente al 12° sec. Qui, veniva ospitata l’icona della Panaghìa (Madonna) Artokostà, un’opera a cura dell’Evangelista Luca, in argento, con una dedica di Ioànnis Kantakuzinòs e dell’Imperatore Ioànnis 7° Paleològos. Oggi l’icona si trova in Italia. Andando in avanti, spunta, tutta bianca, tra i cipressi, l’odierno monastero di Artokostà, il quale è un integrale complesso monastico , istituito nel 1617. È cinto da una serie di costruzioni, con piani bassi ed alti, con delle piccole torri e pulpiti che digradono nel centro della chiesa madre. Un tempio, ancora, cruciforme con una cupola. L’iconostasi del tempio è semplice, con delle icone di pregevole fattura. Nel santuario sono custoditi dei cimeli e delle relique. Sul pavimento del tempio, vi sono incise delle scritte che informano il visitatore sul passato del monastero, mentre nella biblioteca sono custoditi degli importanti documenti e sigilli patriarcali del 18° sec. Il monastero fu incendiato, nel 1826, dal turco Ibraìm, mentre l’odierna chiesa madre è stata eretta nel 1865, da maestranze della città di Leonìdio. Dal 1982, il monastero ospita un clero tipicamente femminili. Infine, le sorelle, tra l’altro molto accoglienti ed ospitali, insieme all’ambiente circostante fresco ed acque di fonti cristalline, offrono una reale occasione di ristoro e di riposo al visitatore, spesso stanco ed esausto, dispensando, alla fine, un indimenticabile pellegrinaggio.

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‘Aghios Dimìtrios. (Reontinò)

Celato nella forra e, dopo il monastero Artokostà, si erge il monastero di ‘Aghios Dimitrios Reontinò. Il tempio è ad una navata centrale, cruciforme, con una cupola ricoperta da lastre di pietra. Vi sono conservati degli affreschi risalenti al 1698 ed un’iconostasi intagliato che emana una sua antica fama. Il monastero fiorì nel 18° sec, mentre andò in disuso nel 1834, come, tra l’altro, successe per la maggioranza dei monasteri della Chinurìa. Il monastero, oggi è un possedimento del monastero di Artokostà, ma rappresenta, comunque, un vero e proprio eremo, immerso nella natura rigogliosa.

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‘Aghios Ioànnis il Prodromo

Rinchiuso tra speroni di roccia e posto sulla strada ‘Aghios Andreas – Prastòs, si erge il monastero, bianchissimo, di ‘Aghios Ioànnis il Prodromo, con l’attigua casa - cella. Le costruzioni dell’eremitaggio sono state restaurate nella loro facciate esterne. Il monastero conserva degli affreschi di buona fattura che denotano uno stile pittorico della scuola di Creta, risalente agli inizi del 18° sec. Cadde in disuso nel 1834.

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‘Aghios Nikòlaos Karyà

Dopo il monastero di Artokostà, a sinistra sulla strada verso Prastòs e nelle vicinanze della fortezza di Oriàs, si innalza il monastero di ‘Aghios Nikòlaos Karyà. La sua forma, ricorda i monasteri del Monte Santo (‘Aghios ‘Oros), un caso unico per i monasteri della Chinurìa. ‘È circondato da celle ed altri spazi secondari, ricoperti da scisto di Malevù. I pulpiti digradano verso la chiesa madre che appartiene ad un tipo triabsidale o del Monte Santo. È tappezzato da affreschi di Gheòrghios Mòscos (1638), con uno stupefacente iconostasi, intagliato in legno, e delle sante relique poste all’interno del santuario. Nel centro del tempio, svetta l’aquila dicefala, ben conservata, del 1734. Oggi, il monastero ospita un clero maschile, aperto in quasi tutto il periodo dell’anno.

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‘Aghios Nikòlaos – Panteleìmon

Kontolinàs

Una pieve dello stupendo abitato di Kastànitsa che, in passato, ospitava il monastero di ‘Aghios Nikòlaos – Panteleìmon Kontolinàs. È incuneato in una boscaglia di castani e di abeti. Si salva solo il santuario con pochi affreschi del Kulidà (1767). La sua storia si svolge tra il 1628 ed il 1834, quando cadde in disuso.

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Monastero Lucùs

Sorge sulla strada ‘Astros –Tripoli, a 4 chilometri di distanza da ‘Astros. Sull’origine del suo nome vi sono diverse teorie, ma quella che prevale per la maggiore, è quella che lo fa derivare dalla parola latina “Lucus”, che significa “bosco sacro con animali da caccia”. Si erge su un luogo, dotato di una visione panoramica sulla pianura della Thyrèas e sul golfo dell’Argolida, a fianco del sito archeologico di Eva. Ospita un clero femminile che forma una comunità esemplare per le altre realtà monastiche della zona. È cinto da costruzioni diverse con delle piccole torri e celle. Il tempio è consacrato alla Trasfigurazione del Salvatore. ‘E a forma cruciforme con cupola. ‘E, ancora, un edificio che risale al 12° sec., con una fantastica facciata di colore rossaceo, ed è stato edificato su un precedente tempio cristiano, del 6° secolo. Ha quattro navate, con un pavimento ricoperto da affreschi del 17° sec., le cui tessere sono dei frammenti in marmo policromici, che rivela il culmine della sua fioritura e del suo splendore. Sui muri del tempio ed in altre costruzioni, si distinguono facilmente dei rilievi scultorei antichi e degli epistili (Architravi).

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Monastero della Dormizione della Madre di Dio

(Theothòkos) Paleopanaghiàs

Sulle prima curve della strada ‘Artos – ‘Aghios Petros, a sinistra dei fianchi della forra, è posto il bel monastero della Panaghìa (Madonna) o, come veniva chiamato in passato, di Aghìa Eleùsa. Conserva, intatto, il suo antico aspetto tradizionale ed oggi ospita solo un clero femminile. Il tempio ha una copertura cruciforme, ha quattro navate ed è un’opera che risale al 1814. Il primo suo riferimento storico risale al 1612, mentre per altri interpreti, invece, si può risalire addirittura all’anno del 1310.

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Aghìa Triàda Meligùs

Il monastero di Aghìa Triàda Meligùs, sorge a sinistra della strada ‘Astros – ‘Aghios Pètros, un po’ più distante, del sito archeologico dell’Ellenico. Trattasi di una costruzione monastica caduta, ormai, in oblio della Chinurìa. Tutto intorno, vi sono degli edifici caduti in rovina che lasciano però scorgere solo il voluminoso tempio. Sull tamburo esterno della cupola si evidenziano degli elementi ornamentali di una certa bellezza e frammenti di rilievi scultorei antichi, raffiguranti alcune scene. All’interno, possiamo notare una cupola alta, poggiante su quattro basi, ornati con degli affreschi, risalenti al 18° secolo. Il monastero ha conosciuto, infine, i suoi maggiori fasti nel 18° secolo, mentre fu abbandonato del tutto, nel 1834. Viene festeggiato il lunedì della Pentecoste, giornata dedicata alla festa dello Spirito Santo.

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‘Aghios Ioànnis Theològos

Sulla destra della strada ‘Astros- ‘Aghios Pètros, prima di entrare nell’abitato di Chantàkia, sorge il monastero di ‘Aghios Ioànnis Theològos. Solo il piccolo tempio si salva, tra vari ruderi, a forma di croce con una cupola. Nel suo interno, quello che più colpisce sono gli affreschi (1754) del prete Kulidà di ‘Aghios Ioànnis. Il culmine lo raggiungerà nel 18° secolo, mentre nel 1834 sarà poi completamente abbandonato.

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Monastero di Panaghìa (Madonna) Malevìs

Sorge sulla strada ‘Astros – ‘Aghios Pètros e ci stupisce in quanto, improvvisamente, spunta, in tutto il suo candore, da un bosco di cedri. È il monastero più rinomato del territorio della Chinurìa ed attrae un numero sempre enorme di pellegrini. La chiesa madre è ad una navata, piccola, ricoperta da una tettoia cruciforme con cupola. In tutto lo spazio domina il tempio, di recente costruzione, della Panaghìa. All’interno viene ospitata l’icona della Panaghìa, un’opera, secondo quando ci viene tramandato, risalente al 1360. Il monastero, nella sua lunga storia dal 17° secolo, ha conosciuto molte devastazioni ed altrettanti ricostruzioni, dando un aiuto sostanziale nei moti rivoluzionari del 1821. Oggi il monastero ospita un clero femminile.

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Tìmios (Santo) Pròdromos di Kastrì

Il monastero è posto nelle vicinanze di Perdikòbrysi di Kastrì, in un luogo di particolare bellezza naturale. Visto la sua posizione inaccessibile, fu utilizzato, durante i moti della Rivoluzione Greca, come base di partenza contro il turco Ibraìm e, allo stesso tempo, come rifugio dai suoi attacchi armati. Una scritta successiva, ci informa che la presenza del monastero risale al 1126, mentre in altre scritte, più recenti, ci ragguaglia su dei restauri effettuati durante il 18° secolo. Funzionante tuttora, il monastero è consacrato a Tìmios (Santo) Pròdromos e festeggia il 29 agosto. A Kynouria c'erano altri monasteri che ora sono rovine, per questo motivo è stato chiamato Monte Parnon come il Monte Athos del Peloponneso