ELEMENTI DELLA REGIONE DI TSACONIA Il ballo tsakònico Filippo Bekyros & Eleni Tsaggouri Il ballo tsakònico ha un andamento circolare, chiuso, e viene condotto con la mano destra del secondo danzatore, agganciato alla mano sinistra del primo ballerino. Le dita sono tenute strette ed incrociate. In tal modo, è limitata la libertà di movimento dei danzatori. L’origine del ballo ha prodotto numerose discussioni ed interpretazioni. Il punto di vista che però primeggia è quello che intravede la sua origine da un ballo di provenienza dall’isola di Dèlos (Ghèrano) o pitico, da Delfi. La prima interpretazione è stata proposta da Dòra Stràtos e dalla sua scuola ed afferma che il ballo tsakònico rappresenta il tentativo di Teseo di uscire dal labirinto. La prima volta fu ballato sull’isola di Dèlos e da lì, si è poi diffuso nell’Asia Minore e in molte città greche, conservandosi, alla fine, soltanto nel territorio a sud della Chinurìa. La seconda interpretazione, afferma, invece, che il ballo tsakònico ha come punto di partenza Dèlos (Ghèrano), ma poi se ne stacca, trasformandosi nella rappresentazione della lotta vittoriosa di Apollo con il serpente, contro Pitona, nella città di Delfi. In breve, mantiene integro, nel suo andamento, il disegno labirintico tipico di Dèlos (Ghèrano), ma dal punto di vista coreografico raffigura il movimento del rettile, del serpente apollineo. La danza sacra della Creta minoica, si trasferì sulle coste orientali del Peloponneso e fu conservato dagli Achei della Lacònia che, in seguito, si rifugiarono nei luoghi inaccessibili del Pàrnona, per difendersi dall’eventuale caduta in schiavitù e dalla rozzezza dei Dori. Con il sopravvento di Dodekathèos, gli abitanti offrirono il loro ballo al dio Apollo, che secondo i ritrovamenti archeologici aveva assunto le vesti di una divinità importante, se non principale, in quanto veniva già adorato nell’antica Chinurìa dai tempi antichi. Il dialetto di Tsakonià Nell’antica Grecia si parlavano principalmente 4 dialetti: quello Ionico, Eolico, Dorico ed Attico. Quello Attico si poggia sul dialetto Ionico, il quale si evolverà durante gli anni fiorenti della città di Atene. Dopo il 5° sec a.C. inizia a prevalere il dialetto Attico, grazie alla forza economica di Atene ed al prestigio delle sue lettere. In seguito, dopo il 4° sec d.C., con l’irradiazione dell’Ellenismo verso Oriente, la lingua subisce una sua semplificazione e s’inizia a parlare la cosiddetta lingua “Alessandrina” o “lingua Ellenistica comune –coinè”. È la lingua che poi s’incontra nei Vangeli. Infine, evolvendosi nel tempo, si è giunti all’attuale lingua greca che si parla tutt’oggi. Tuttavia, le varie regioni della Grecia, non hanno seguito il tragitto appena delineato. Infatti, regioni come il Ponto e la Tsakonià hanno conservato molti elementi vivi, risalenti al dialetto Dorico, che è fuori luogo trattare in questo nostro approccio. Comunque, chi desiderasse acquisire maggiori dettagli, potrà ricorrere e consultare i lavori del grande studioso del dialetto Tsakònico, Thanàsi Kostàki, con relativa bibliografia. Pertanto, gli abitanti della Tsakonià conservano, nella loro lingua, elementi del dialetto Dorico e Lacònico, senza voler dire che non sia stato sottoposto ad influenze dalla lingua greca. Non dimentichiamoci che la lingua ecclesiastica della Tsakonià è greca e, quindi, gli antichi abitanti di questo territorio hanno intrattenuto rapporti comunicativi con i loro conterranei. Ma quali sono questi elementi che permettono di stabilire un contatto diretto con il dialetto Dorico? Secondo l’opinione del professore Thanàsis Kostàki sono i seguenti: 1) La vocale a Dorica, dove gli Ionici avevano la η, nel dialetto Tsakònico è rimasto a. 2) Il rotacismo, cioè la trasformazione della ς finale in ρ, quando la parola che segue inizia con una vocale. 3) Il mutamento della vocale σ, posta all’interno della parola, in spirito aspro e poi nella sua eliminazione. 4) Il mutamento della consonante θ in σ. 5) La conservazione del digamma F, già in disuso nell’800a.C. dal dialetto Ionico, si riscontra in alcune parole del dialetto Tsakònico. Al di là di queste osservazioni sussistono altri elementi che rafforzano la provenienza dorica del dialetto tsakònico e se qualcuno vorrebbe approfondire tale questione, può sempre consultare i libri del prof. Thanàsis Kostàkis.
ELEMENTI DELLA REGIONE DI TSACONIA Il ballo tsakònico Filippo Bekyros & Eleni Tsaggouri Il ballo tsakònico ha un andamento circolare, chiuso, e viene condotto con la mano destra del secondo danzatore, agganciato alla mano sinistra del primo ballerino. Le dita sono tenute strette ed incrociate. In tal modo, è limitata la libertà di movimento dei danzatori. L’origine del ballo ha prodotto numerose discussioni ed interpretazioni. Il punto di vista che però primeggia è quello che intravede la sua origine da un ballo di provenienza dall’isola di Dèlos (Ghèrano) o pitico, da Delfi. La prima interpretazione è stata proposta da Dòra Stràtos e dalla sua scuola ed afferma che il ballo tsakònico rappresenta il tentativo di Teseo di uscire dal labirinto. La prima volta fu ballato sull’isola di Dèlos e da lì, si è poi diffuso nell’Asia Minore e in molte città greche, conservandosi, alla fine, soltanto nel territorio a sud della Chinurìa. La seconda interpretazione, afferma, invece, che il ballo tsakònico ha come punto di partenza Dèlos (Ghèrano), ma poi se ne stacca, trasformandosi nella rappresentazione della lotta vittoriosa di Apollo con il serpente, contro Pitona, nella città di Delfi. In breve, mantiene integro, nel suo andamento, il disegno labirintico tipico di Dèlos (Ghèrano), ma dal punto di vista coreografico raffigura il movimento del rettile, del serpente apollineo. La danza sacra della Creta minoica, si trasferì sulle coste orientali del Peloponneso e fu conservato dagli Achei della Lacònia che, in seguito, si rifugiarono nei luoghi inaccessibili del Pàrnona, per difendersi dall’eventuale caduta in schiavitù e dalla rozzezza dei Dori. Con il sopravvento di Dodekathèos, gli abitanti offrirono il loro ballo al dio Apollo, che secondo i ritrovamenti archeologici aveva assunto le vesti di una divinità importante, se non principale, in quanto veniva già adorato nell’antica Chinurìa dai tempi antichi. Il dialetto di Tsakonià Nell’antica Grecia si parlavano principalmente 4 dialetti: quello Ionico, Eolico, Dorico ed Attico. Quello Attico si poggia sul dialetto Ionico, il quale si evolverà durante gli anni fiorenti della città di Atene. Dopo il 5° sec a.C. inizia a prevalere il dialetto Attico, grazie alla forza economica di Atene ed al prestigio delle sue lettere. In seguito, dopo il 4° sec d.C., con l’irradiazione dell’Ellenismo verso Oriente, la lingua subisce una sua semplificazione e s’inizia a parlare la cosiddetta lingua “Alessandrina” o “lingua Ellenistica comune –coinè”. È la lingua che poi s’incontra nei Vangeli. Infine, evolvendosi nel tempo, si è giunti all’attuale lingua greca che si parla tutt’oggi. Tuttavia, le varie regioni della Grecia, non hanno seguito il tragitto appena delineato. Infatti, regioni come il Ponto e la Tsakonià hanno conservato molti elementi vivi, risalenti al dialetto Dorico, che è fuori luogo trattare in questo nostro approccio. Comunque, chi desiderasse acquisire maggiori dettagli, potrà ricorrere e consultare i lavori del grande studioso del dialetto Tsakònico, Thanàsi Kostàki, con relativa bibliografia. Pertanto, gli abitanti della Tsakonià conservano, nella loro lingua, elementi del dialetto Dorico e Lacònico, senza voler dire che non sia stato sottoposto ad influenze dalla lingua greca. Non dimentichiamoci che la lingua ecclesiastica della Tsakonià è greca e, quindi, gli antichi abitanti di questo territorio hanno intrattenuto rapporti comunicativi con i loro conterranei. Ma quali sono questi elementi che permettono di stabilire un contatto diretto con il dialetto Dorico? Secondo l’opinione del professore Thanàsis Kostàki sono i seguenti: 1) La vocale a Dorica, dove gli Ionici avevano la η, nel dialetto Tsakònico è rimasto a. 2) Il rotacismo, cioè la trasformazione della ς finale in ρ, quando la parola che segue inizia con una vocale. 3) Il mutamento della vocale σ, posta all’interno della parola, in spirito aspro e poi nella sua eliminazione. 4) Il mutamento della consonante θ in σ. 5) La conservazione del digamma F, già in disuso nell’800a.C. dal dialetto Ionico, si riscontra in alcune parole del dialetto Tsakònico. Al di là di queste osservazioni sussistono altri elementi che rafforzano la provenienza dorica del dialetto tsakònico e se qualcuno vorrebbe approfondire tale questione, può sempre consultare i libri del prof. Thanàsis Kostàkis.